Progetto Filia: Sezione Attenzione
Olympia Filia A, Numero di serie: 40055, Anno di produzione: 1935
UNA MACCHINA DA SCRIVERE ENIGMATICA
Quello che sappiamo
Per capire perché la Filia è una macchina da scrivere che fa sorgere molte domande dobbiamo riflettere su quello che sappiamo, o crediamo di sapere, per certo.
Secondo Ernst Martin «la Olympia-Filia (1934) era un modello completamente nuovo, diverso dalle macchine da scrivere portatili Olympia già esistenti. Questo modello offriva una macchina particolarmente semplificata e quindi economica, ma perfettamente adeguata all’uso privato» [1].
Partiamo da quello che c’è di vero.
Si è trattato in effetti di un modello completamente nuovo progettato tra il 1933 ed il 1934 da Johann Krüger che aveva completato la progettazione delle macchine portili di Olympia, i modelli Simplex, Progress ed Elite tra il 1929 ed il 1933.
Krüger è stato uno dei più importanti e prolifici progettisti di macchine da scrivere del XX secolo. La sua carriera inizia con la macchina da scrivere portatile a quattro banchi Stoewer nel 1926 e, dopo avere progettato il modello portatile per Rheinmetall, dal 1931 è stato il responsabile della progettazione delle portatili Olympia, tra cui la Simplex, la Progress, l’Elite, la Filia e la Robust.
Olympia Simplex e Olympia Progress.
La Olympia Filia è stata indubbiamente una macchina da scrivere completamente nuova. Il progetto della Filia aveva in comune con il resto della gamma delle portatili di Olympia praticamente solo la catena cinematica, cioè le barre dei tasti, i tiranti e le leve dei tipi.
Altrettanto indubbio poi è che la macchina era effettivamente particolarmente semplificata: ha solo 40 tasti, un rullo largo 21 cm, un solo tasto di commutazione a sinistra, non ha la leva di ritorno del carrello, la regolazione dell’interlinea deve essere fatta manualmente ad ogni cambio di riga, non ha il tasto di ritorno, non ha la regolazione del margine di destra, non ha il campanello e la lista delle semplificazioni può continuare.
Quello che invece anche Martin dà per scontato in modo affrettato è che quindi fosse una macchina economica.
Se ci riferiamo al prezzo di vendita è certamente vero, considerando che il prezzo del modello A era si soli 109,50 RM, mentre il modello immediatamente superiore nella gamma di Olympia, la Simplex, costava 186,00 RM e la Progress costava 234 RM, cioè più del doppio.
Ma se facciamo per un momento astrazione dal prezzo di vendita e osserviamo attentamente quello che la Filia in effetti è in confronto alle altre portatili di Olympia i conti non tornano. Rivelatore poi è il confronto con l’unico altro modello nella stessa fascia di prezzo, la Juwel Mod.1.
In essenza, la Filia non è quello che sembra, il che pone due problemi: anzitutto dimostrare che la Filia è una macchina molto meno economica di quanto generalmente assunto sulla base semplicemente della sua essenzialità e del prezzo di vendita, e poi spiegare perché una macchina con queste caratteristiche sia stata prodotta, qual è la sua logica industriale e cosa sia stato in effetti chiesto a Krüger di fare nel 1933 quando ha ricevuto l’incarico di progettarla.
I primi dubbi sul fatto che la Filia sia stata una macchina economica vengono analizzando le dimensioni ed il peso a confronto con le altre portatili prodotte da Olympia come la Progress, che come abbiamo visto costava più del doppio ed era una macchina da scrivere completa, priva solo del tabulatore decimale.
Può sembrare noioso ma merita lo sforzo.
Una macchina da scrivere piccola?
Vista in fotografia la Filia sembra una macchina piccola, ma il confronto con la Progress dimostra come stanno realmente le cose. Il corpo macchina della Filia è in effetti più stretto di 3,5 cm, essendo largo solo 23,0 cm contro i 26,5 cm della Progress. La Filia è leggermente più corta, 27,5 cm contro i 29,0 cm della Progress, con una differenza quindi modesta ma sempre a svantaggio della Filia.
Quando misuriamo l’altezza però le cose cambiano: la Filia è infatti di 3,5 cm più alta, e cioè 16,0 cm, contro i 12,5 cm della Progress. In termini percentuali quindi, la Filia e del 15% più stretta, del 5% più corta e del 28% più alta della Progress. Questo significa che sul piano di lavoro la Filia A occupa il 18% in meno della superficie, ma il 5% in più dello spazio.
Considerando il carrello, la larghezza di quello della Progress è di 32 cm, quello della Filla A è di soli 0,5 cm inferiore, 31,5 cm, mentre il carrello della Filia B è più largo di 1,5 cm, essendo di 33,5 cm. La differenza tra la Filia A e la Filia B è che la prima ha il rullo di 22 cm, che corrisponde alla larghezza di un foglio A4 secondo lo standard DIN 476 del 1922 (210 mm), mentre la seconda ha il rullo di 24 cm secondo la norma DIN 2101 del 1927.
In pratica, se si vuole comperare una scatola per depositare una Progress, una Filia A ed una Filia B, si scopre che rispetto a quella per la Progress, quella della Filia A deve avere un volume superiore del 5% mentre quella della Filia B deve avere un volume superiore del 53%.
Quindi, a rigor di termini, la Filia non è una macchina piccola rispetto alle altre portatili di Olympia – al contrario è più grande – ma semplicemente ha proporzioni diverse.
Una macchina da scrivere economica?
Passiamo a considerare i pesi: senza nastro la Filia A pesa 4,65 kg mentre la Progress pesa 5,25 kg. Considerando quello che la Filia non ha rispetto alla Progress (leva di ritorno, campanello, tasto di ritorno, un tasto shift, il blocco del tasto shift, selettore del colore del nastro, quattro cinematismi completi ecc.) e le differenze di alcune cose che la Filia ha rispetto alla Progress (ad esempio il sistema di ritorno del carrello e lo scappamento a pignone) si deduce che quello che rimane è sensibilmente più pesante rispetto alla Progress.
La Progress era una macchina completa che doveva competere con i modelli di gamma media e alta offrendo qualità percepita e prestazioni adeguate. Per capire i motivi per cui la Filia è relativamente più pesante della Progress, limitiamoci ad analizzare le lamiere del telaio e della carrozzeria. Lo spessore della lamiera della carrozzeria è di 0,8 mm, mentre quello della lamiera del telaio è di 1,4 mm. Nella Filia, lo spessore delle lamiere della carrozzeria è di 1,2 mm, mentre quello delle lamiere del telaio è di 2,5 mm. Tradotto in percentuale, scopriamo che la lamiera della carrozzeria della Filia è del 50% più spessa di quella della Progress, mentre quella del telaio e più spessa del 78%.
Il fatto che la Filia è quindi una macchina da considerare a tutti gli effetti pesante in relazione alle funzioni che offre è il risultato anzitutto della scelta dei materiali con cui è costruita, che è stata a sua volta determinata dalle scelte progettuali fatte in fase di impostazione delle specifiche d’uso.
In sintesi, da un lato la scelta di utilizzare una carrozzeria portante ha determinato l’utilizzo di lamiere più spesse per la carrozzeria, mentre la rigidità di insieme è stata ottenuta con lamiere molto spesse per le componenti del telaio. Dall’altro, tutte le componenti della Filia sono state progettate per garantire un livello di affidabilità e robustezza superiore a quello delle portatili Olympia che costavano più del doppio.
Ne deriva che Olympia avrebbe deciso di spendere sacco di soldi per fare un progetto completamente nuovo, attrezzare una linea di produzione distinta con presse specifiche ed utilizzare materiali migliori di quelli usati nei modelli più costosi per realizzare una macchina da scrivere economica . Bisogna ammettere che non ha molto senso.
Cosa diceva Olympia?
In realtà Olympia non faceva mistero del fatto che la Filia non era una macchina da scrivere economica ma semplicemente una macchina da scrivere diversa da tutte le altre.
Le informazioni contenute nel materiale promozionale offrono importanti conferme.
Olympia infatti dichiara che:
«[la Filia] viene prodotta con i metodi più moderni. Il segmento e la guida a slitta sono in ghisa fine speciale di prima qualità.
Le leve dei tipi sono in acciaio al cromo-nichel, temprate e indurite a regola d’arte.
Il segmento e la guida delle leve, nonché la produzione interna dei tipi, garantiscono una scrittura pulita e uniforme e una grande forza di battuta.
I tasti della FILIA sono in bachelite e hanno una forma concava, in modo da proteggere la mano di chi scrive.
La OLYMPIA FILIA dispone di manopola di rotazione del rullo sinistra e destra, leva di sgancio del carrello sinistra e destra, un pratico reggicarta, portacartolina nonché il più semplice e affidabile trasporto del nastro colorato possibile.
Il telaio è costruito solidamente in lamiera d’acciaio; poggia su 4 piedini in gomma a ventosa.
La disposizione della tastiera è adattata alla tastiera standard.
Il nuovo modello B rappresenta un perfezionamento. La Filia B soddisfa anche le esigenze dei dattilografi esperti con la tecnica delle dieci dita».
I dettagli della meccanica della Filia a cui il materiale promozionale fa riferimento sono descritti nel dettaglio nel modulo dedicato alla Meccanica, e qui è sufficiente sufficiente sottolineare l’incoerenza tra la qualità dei materiali e delle soluzioni tecniche adottate con lo scopo, se lo scopo era semplicemente ridurre i costi al massimo per realizzare una macchina da scrivere molto economica.
Cosa faceva la concorrenza?
Il fatto che qualcosa non torni risulta chiaramente dal confronto della Filia con l’unica sua reale concorrente diretta, la Juwel Mod. 1.
La Juwel Modello 1 è stata una macchina da scrivere progettata esattamente con lo scopo di ridurre i costi al minimo per potere essere venduta allo stesso prezzo della Filia, cioè 109,50 RM.
Ma a differenza di Olympia, Juwel ha raggiunto questo obiettivo in modo logico e razionale. Il confronto tra il diverso modo di affrontare il medesimo problema, ridurre i costi, è la migliore conferma che per Olympia la riduzione dei costi non era prioritaria.
Basiamoci sempre su quello che dice Martin [2]:
«La ditta Dankers gestiva dal 1904 un istituto di insegnamento commerciale ad Amburgo, e poco dopo ha iniziato a vendere la Hassia, una macchina americana per ufficio. In seguito ha iniziato ad importare pezzi di ricambio per macchine da scrivere americane, e poi a fabbricarli sia per produttori americani che tedeschi.»
Prima pausa. Dankers non era una società implicata nella produzione di armamenti come quelle che operavano ad Erfurt e che sono poi evolute in Olympia, e nemmeno operava in settori di avanguardia con importanti contratti governativi come AEG. Dankers era una società commerciale che a partire dall’inizio del XX secolo ha maturato una profonda competenza nel settore delle macchine da ufficio, partendo dalla parte commerciale, passando poi alla parte logistica e infine alla produzione e alla vendita di pezzi di ricambio per i produttori di macchine da scrivere sia americani che tedeschi. Da sottolineare che questo era il suo, come dicono gli inglesi, core business che ha conservato ben oltre il momento in cui ha ceduto a Juwel i brevetti delle sue portatili.
Nel 1955 Dankers Metallwarenfabrik (fabbrica di articoli metallici) pubblica il suo catalogo generale per celebrare i 50 anni di attività.
Le quasi 350 pagine contengono tutto ciò di cui il meccanico di macchine da ufficio aveva bisogno.
«Nel 1935 la ditta passò alla produzione autonoma di piccole macchine da scrivere. La Dankers fu prodotta in tre versioni, a RM 109,50, RM 125 e RM 130 senza valigetta, e questa costruzione aveva il vantaggio di poter acquistare la versione più economica e ordinare in seguito i pezzi mancanti delle macchine più costose facendoli installare dai meccanici.»
Seconda pausa. Dopo oltre 20 anni di esperienza nella logistica, importazione, distribuzione e produzione di pezzi di ricambio Dankers ha avuto un’intuizione. A fronte della retorica centrale nella propaganda nazionalsocialista, ha realizzato che i costi di una macchina da scrivere potevano essere drasticamente ridotti proprio utilizzando le sue competenze, e cioè migliorando logistica ed integrazione dei processi. L’intuizione di creare una linea di prodotti integrati al punto che il prodotto più economico poteva essere upgradato al prodotto superiore è unica a quanto ne so e assolutamente brillante, ma richiede per essere realizzata un approccio integrato a livello di sistema che pochi allora avevano.
Per fare un parallelo con i giorni nostri bisogna ricordare che la Germania all’epoca era quello che è la Cina oggi: un paese con una economia votata all’export, con una forza lavoro bene educata ma pagata molto meno rispetto ai paesi con i quali era in competizione diretta, Gran Bretagna anzitutto ma anche Francia e Stati Uniti [3]. Dankers aveva ormai una grande esperienza nella fornitura di componenti, e quando ha fatto la sua macchina da scrivere completa è riuscita ad avere un vantaggio competitivo importante
«Tutte le versioni hanno 42 tasti. Descrizione della versione più costosa (Mod. VK): 2 commutatori, fermo commutatore, sbloccatore del rullo, tasto di ritorno, un arresto marginale, 2 manopole di rotazione del rullo, interlinea, allineatore di riga con portacartolina, reggicarta, nastro monocromatico da 13 mm, larghezza carta 24 cm, carrello su sfere. Lo sblocco della carta avviene sollevando il fermo del nastro colorato sporgente. Sono presenti portabobine del nastro colorato. La macchina è composta da 800 parti comprese le viti, i dadi e le molle, mentre le macchine normali ne presentano 1500.»
Terza pausa. La riduzione del numero delle parti è critica. Non bisogna pensare che abbiano dimenticato dei pezzi, ma semplicemente hanno progettato la macchina in modo da svolgere determinate funzioni nel modo più semplice possibile. Un esempio emblematico è l’impostazione dell’interlinea, di una semplicità commuovente ma anche estremamente efficace. Lo vedremo nel dettaglio insieme agli altri aspetti tecnici nel modulo Evoluzione dedicato.
«Nella versione semplificata (Mod. K) mancano l’interlinea e l’allineatore di riga. Nella versione più economica (Mod. UK) mancano inoltre: un commutatore, fermo commutatore, tasto di ritorno, reggicarta. Il fabbricante era J.A. Heinr. Dankers, Rödingsmarkt 19/20, Amburgo 11. La macchina fu fornita a un grossista renano con il marchio Juwel. Questi acquistò in seguito i diritti di produzione e fondò nel 1936 la Juwel-Schreibmaschinengesellschaft a Colonia, dove la macchina fu prodotta e distribuita con il nome Juwel. Modelli attuali: Mod. 1 come Mod. UK Dankers, ma con reggicarta con rulli in gomma e scala e inoltre una leva di trasporto ausiliaria al posto dell’interlinea, prezzo RM 109,50. Mod. 2 come Mod. VK Dankers, RM 130. Mod. 3 come Mod. 2, ma con campanello e reggicarta, frontale ribaltabile che copre in un pezzo le bobine del nastro colorato e una parte del meccanismo interno. Prezzo RM 141,50. Un modello più recente, alto solo 7,5 cm con colonnestellatore, non è ancora arrivato alla produzione in serie.»
E qui il cerchio si chiude: Danker torna a fare quello che sa fare, probabilmente cosciente del fatto che la sua idea è certamente vincente ma che in un contesto di economia pianificata come era diventata quella tedesca non ha alcuna possibilità di competere, e quindi lascia tutto a Juwel.
Nonostante le apparenti similitudini quindi, la Juwel Modello 1 e la Filia sono due macchine sono radicalmente diverse.
La differenza più significativa tra la Filia e la Juwel 1 per apprezzare cosa offrissero per lo stesso prezzo le due macchine senza entrare in dettagli tecnici è il peso: la Juwel pesa solo 3,60 kg, cioè circa il 30% in meno della Filia nonostante abbia due cinematismi completi in più.
Cioè Olympia vendeva il 30 % in più di ingegneria, materiali, consumo di energia e mano d’opera allo stesso identico prezzo per un prodotto in cui i margini di profitto erano comunque molto ridotti.
Conclusione
Abbiamo visto che la Filia, nonostante semplicità e prezzo sembrerebbero indicare il contrario, non è né una macchina piccola, né una macchina economica.
L’analisi dettagliata presentata nel modulo Meccanica, mentre nel modulo Evoluzione è presentato il confronto approfondito tra la Filia e le portatili Olympia da un lato, e la concorrente diretta Juwel Modello 1 dall’altro.
Tutti gli argomenti che sono stati convergono nel confermare quanto questo progetto sia stato anomalo.
La Juwel dimostra che negli anni trenta era possibile produrre macchine da scrivere allo stesso tempo dignitose ed economiche, e che questo scopo poteva essere raggiunto razionalizzando il processo di concezione e produzione del prodotto ed scegliendo con cura i materiali e le soluzioni tecniche, privilegiando semplicità rispetto a velocità e comfort.
La Juwel Mod. 1 evidenzia quindi, per analogia, l’irrazionalità della Filia, una macchina in cui le risorse investite in concezione, industrializzazione e produzione non si spiegano se lo scopo era veramente quello di ridurre al minimo i costi. In condizione di libero mercato, il costo della Filia sarebbe stato molto superiore.
Il successo della Filia si deve quindi al modello di economia pianificata imposto dai nazionalsocialisti in cui era lo Stato a decidere cosa produrre, a quale prezzo venderlo e come distribuire le risorse, eliminando di fatto il libero mercato.
Poiché Olympia sapeva bene quello che faceva, si tratta di capirne le motivazioni e gli obiettivi, e una possibile risposta è articolata nel modulo Attenzione.
NOTE
[1] Martin Ernst, Die Schreibmaschine und Ihre Entwicklungsgeschichte, Ed. Werkdruckerei der Fränkischen Landeszeitung, 1949, ,p. 314
[2] Martin, p. 340-341
[3] Hawes James, The Shortest History of Germany, Ed. The Experiment, 2019, p. 121-122 (Edizione in rumeno)