Progetto Filia: Sezione Memoria
Presentazione della Filia all’Esposizione Internazionale delle Macchine per Ufficio (IBA) di Berlino nel 1934 (da Lippmann Eberhard, AEG-Olympia-Optima Büromaschinen aus Erfurt 1924-2004,)
MECCANICA ED IDEOLOGIA
Le premesse
La razionalità della Filia e la logica industriale che Olympia ha seguito nel produrla devono essere cercate nel contesto in cui il progetto è nato, e cioè quello dell’economia tedesca e della politica industriale a partire dal periodo immediatamente successivo alla presa del potere da parte dei nazionalsocialisti all’inizio del 1933.
È necessario partire dalle vicende che hanno portato alla fondazione di Olympia.
La storia dell’Olympia inizia in Germania nei primi anni del ‘900 quando sono state fondate due società, la prima con sede a Berlino e la seconda ad Erfurt.
Il 15 agosto 1903 è stata fondata a Berlino la Union Schreibmaschinen-Gesellschaft m.b.H come divisione specializzata di AEG (Allgemeine Elektrizität-Gesellschaft) per la produzione di macchine da scrivere. Lo scopo era la produzione della Mignon, una macchina da scrivere a puntatore progettata dall’ingegnere Friedrich von Hefner-Alteneck, pioniere dell’elettrotecnica. Il modello era originariamente destinato ad essere elettrificato, ma AEG ha deciso di produrla anche in versione meccanica con il nome “Mignon” [1]. La Mignon ha avuto un grande successo, al punto da convincere AEG ad iniziare la produzione di macchine da scrivere a leva nel 1912.
La seconda società è stata fondata a Erfurt nel periodo immediatamente successivo alla fine della Prima Guerra Mondiale. Erfurt era quello che oggi definiremmo un cluster specializzato nell’industria meccanica di precisione, ed in particolare nella produzione di armi. Dopo la sconfitta dell’Impero Tedesco nella Prima Guerra Mondiale e alle successive restrizioni sugli armamenti imposte con il Trattato di Versailles, tredici aziende specializzate nella produzione di armi sono state consolidate sotto il nome di Deutsche Werke AG e convertite alla produzione di beni per uso civile come mobili e carri.
Nel 1923 le divisioni delle macchine per ufficio di AEG e Deutsche Werke sono state fuse, e la produzione è stata trasferita interamente a Erfurt.
AEG non era una società privata qualunque: è stata una delle più grandi aziende di ingegneria elettrica del mondo, fondata nel 1883 dall’industriale ebreo Emil Rathenau a Berlino come divisione tedesca della società americana Edison. Dopo la morte del padre nel 1915, il figlio maggiore Walther Rathenau ha ricoperto la carica di Presidente del Consiglio di Sorveglianza fino al 1921 quando si è dedicato all’attività politica nella neonata Repubblica di Weimar, di cui nel 1922 è diventato ministro degli Esteri. Il 24 giugno 1922 Walther Rathenau è stato assassinato dai nazionalisti tedeschi.
AEG era quindi una società con legami molto stretti con il governo tedesco, ed ha avuto un importante ruolo nella definizione della politica economica e sociale del paese.
Il suo intervento nel salvataggio della Deutsche Werke AG nel 1923 non è stato una semplice operazione commerciale ma un’operazione di politica economica e sociale concertata con il governo nel contesto della grave crisi che in quel momento attraversava la Turingia dove si stima fossero circa 20.000 gli specialisti e i meccanici altamente qualificati che sarebbero rimasti senza lavoro nella zona di Erfurt.
La crisi era stata provocata dall’applicazione del divieto alla Germania di produrre armi da guerra imposto dal Trattato di Versailles nel 1919 e che aveva interessato direttamente le 13 aziende produttrici di armamenti che erano state consolidate nella Deutsche Werke. Nonostante il divieto, queste aziende avevano approfittato di alcune lacune relative alla definizione di arma da guerra per ricominciare a produrre armi definite essere armi da caccia e per uso sportivo. Era così ricominciata la produzione di pistole di calibro 7,65 mm considerando che questo era l’unico tipo di prodotto che poteva essere realizzato e commercializzato in tempi brevi [2]. Deutsche Werke è riuscita per un po’ di tempo ad aggirare i controlli riuscendo a produrre più di 400.000 pistole, ma nel 1923 la Commissione di Controllo Alleata ha deciso di vietare anche questa attività obbligando il governo tedesco a prendere misure urgenti per conformarsi.
Già dal 1935 lo stabilimento di Erfurt era diventato il più grande produttore di macchine da scrivere in Europa. Nel 1939 Olympia ha prodotto tante macchine da scrivere quante ne sono state prodotte da tutti gli altro produttori europei i messi insieme. [3]
La produzione di mobili in una foto datata 1920 circa (da Lippmann Eberhard, AEG-Olympia-Optima Büromaschinen aus Erfurt 1924-2004,)
La pistola calibro 7,65 mm prodotta da Deutsche Werke fino al 1923 a Erfurt.
Convertire una fabbrica dalla produzione di armi alla produzione di macchine per ufficio era una scelta logica, ma per essere realizzata in tempi brevi era necessario trovare qualcuno che avesse l’esperienza necessaria, che avesse già un prodotto pronto e che fosse disposto a trasferire la produzione in Turingia.
È qui che entra in gioco AEG, che da un lato produceva a Berlino macchine da scrivere dal 1903, e dall’altro aveva già superato le difficoltà economiche successive al conflitto avendo attività molto differenziate ed in settori industriali non soggette a restrizioni. Questa flessibilità ha permesso ad AEG di trasferire la produzione delle macchine per ufficio a Erfurt sostituendola a Berlino con altre.
È probabile che sia stato il governo a chiedere ad AEG di intervenire, avviando così una collaborazione che avrebbe creato un rapporto privilegiato con Olympia, fattore che ha contribuito a renderla alla fine degli anni trenta il principale produttore di macchine per scrivere in Europa. Questo rapporto privilegiato si sarebbe tradotto anche nella realizzazione di prodotti su specifica richiesta del governo come l’Olympia Robust, la macchina di cifratura Enigma e, come vedremo, molto probabilmente la Filia.
La AEG ha prodotto macchine da scrivere a Erfurt con il suo marchio dal 1923 fino al 1930 quando la società ha cambiato nome in Europa Schreibmaschinen AG; da questo momento in poi, i prodotti sono stati venduti con il marchio Olympia.
La AEG Mignon, e la pubblicità di una Olympia Modello 7 dei primi anni ’30.
È in questa fase che Olympia decide di sviluppare una gamma di macchine da scrivere portatili da affiancare alla piccola Mignon ed alle macchine per ufficio standard, ed incarica quindi Johannes Krüger del progetto.
Il primo modello portatile viene lanciato nel 1931 e nel 1933 viene affiancato da una versione semplificata ed una versione completa di tabulatore decimale. Si forma così la gamma delle portatili Olympia che sarebbe stata prodotta fino alla fine degli anni quaranta: il modello Progress, il modello più economico Simplex ed il modello completo Elite.
La progettazione delle portatili Olympia è avvenuta quindi nella fase finale della Repubblica di Weimar, ed è stata completata prima delle elezioni politiche del marzo 1933 che hanno portato i nazionalsocialisti al potere.
Le regole cambiano
Il presidente di AEG dal 1929 fino al 1946 è stato Hermann Bücher, un convinto sostenitore del nazionalsocialismo.
Durante l’incontro segreto al Palazzo Presidenziale del Reichstag di Berlino il 20 febbraio 1933, Adolf Hitler ha incontrato circa 25 tra i più influenti industriali tedeschi. L’incontro, organizzato da Hermann Göring, ha avuto lo scopo di ottenere finanziamenti per la campagna elettorale del partito nazionalsocialista in vista delle elezioni politiche del marzo 1933, garantendo in cambio stabilità politica, lotta al comunismo e ripresa di consistenti finanziamenti nel settore bellico. All’incontro ha partecipato naturalmente anche AEG che non è rimasta indifferente di fronte le prospettive presentate con tanta convinzione da coloro che si proponevano di essere gli unici in grado di salvare la nazione tedesca dalla catastrofe.
Dopo l’incontro, AEG ha infatti segretamente versato al partito nazionalsocialista un contributo di 60.000 RM per finanziare la sua campagna elettorale.
Queste circostanze sono state decisive per lo sviluppo del progetto della Filia ed offrono una chiave di lettura coerente per comprendere le sue caratteristiche uniche.
Dopo l’ascesa al potere di Hitler nel 1933, la Germania si è posta l’obiettivo di recuperare rapidamente il ritardo rispetto agli indicatori fondamentali di una società dei consumi, soprattutto rispetto agli Stati Uniti, grazie a un’economia controllata a livello federale, in condizioni di scarse risorse, carenza di valuta estera e salari bloccati [4].
Lo scopo ultimo era di favorire lo sviluppo di una società dei consumi nazionalsocialista, fornendo infrastrutture a basso costo, beni di consumo e vari servizi attraverso la promozione di prodotti popolari per le masse. Ciò avrebbe corrisposto all’autopercezione socialista dello Stato nazista. Sono stati molti i prodotti e servizi che hanno assunto nella pianificazione del governo nazionalsocialisti il carattere di “popolare”, dalle radio ai televisori, dagli alloggi popolari ai frigoriferi, dalle automobili al turismo; la tesi è quindi che l’Olympia Filia sia stata una macchina da scrivere progettata per soddisfare i requisiti specifici dei prodotti popolari fortemente voluti dal regime dopo la presa del potere. Due esempi su tutti:
- la Volkswagen, l’automobile popolare che doveva essere una vera automobile, ma doveva anche costare la metà delle più economiche vere automobili disponibili, con un prezzo finale massimo fissato a 1.000 RM.
- La Volksempfänger, la radio popolare che doveva consentire ad ogni tedesco di avere accesso ad una tecnologia allora molto avanzata grazie ad un prezzo accessibile equivalente al salario medio di due settimane.
Esistono due ipotesi sulle ragioni per cui AEG avrebbe deciso di produrla:
- Atto volontario: AEG ha ritenuto opportuno di sua iniziativa produrre una macchina da scrivere che rispondesse alla strategia del partito considerando che le perdite che ne derivavano sarebbero state compensate dal consolidamento del rapporto di collaborazione con il governo che ne sarebbe derivato;
- Richiesta esplicita: il governo ha chiesto a AEG di realizzare una macchina da scrivere per soddisfare un’esigenza che il mercato non poteva generare, presentandola come un prodotto popolare ma nella realtà avendo lo scopo di svolgere una precisa funzione nella strategia del partito a medio e lungo termine.
Entrambe le ipotesi trovano riscontro nel contesto industriale del periodo, e in realtà possono essere entrambe vere, come dimostrato dal complesso intreccio di circostanze che ha portato alla produzione della Volkswagen e della radio popolare che analizzeremo in seguito.
Come osserva David De Jong «alcuni capitani d’industria erano ferventi nazisti. Ma la maggior parte erano semplicemente opportunisti che volevano espandere senza scrupolo i loro affari ad ogni costo. Una volta compreso quello che Hitler voleva, si impegnavano a metterlo a disposizione» [5].
Nel caso di AEG (e quindi di Olympia), le convinzioni del presidente Hermann Bücher e l’avvio praticamente immediato della collaborazione con il ministero della propaganda diretto da Goebels – confermato, come vedremo tra breve, dal progetto della radio popolare – rendono verosimile l’ipotesi che la Filia sia stata realizzata sulla base di una richiesta specifica da parte del governo che Olympia ha soddisfatto con rapidità ed efficienza.
La Volkswagen e il Volksempfänger in un’immagine di propaganda dell’epoca. Prima dell’inizio della guerra non è stata consegnata alcuna Volkswagen a chi aveva iniziato il piano di risparmio per ottenerne un’esemplare.
L’industria delle macchine per ufficio durante il nazionalsocialismo
Molte società ma anche molti lavoratori hanno sostenuto con convinzione le politiche economiche e sociali promosse dal nazionalsocialismo a partire dalla sua ascesa al potere. Significativi sono alcuni passaggi del libro che Wanderer Werke ha pubblicato nel 1935 per celebrare cinquant’anni dalla fondazione dell’azienda:
«Secondo i dettami dei vincitori, il popolo tedesco, sforzandosi di adempiere ai propri obblighi, ha trasferito i maggiori benefici sotto forma di denaro e lavoro all’estero e in cambio ha sostenuto un onere immensamente crescente di tasse e contributi sociali. Il numero di disoccupati è cresciuto enormemente, con essa la sorda disperazione che ha attanagliato quasi tutta la nostra società e inoltre ha fatto perdere la gioia per il lavoro che avevamo lasciato … la fiducia risvegliata porta anche nuova vita all’industria, che riceve enormi compiti dallo Stato nazionalsocialista e nuovi, potenti impulsi. Il numero dei disoccupati sta diminuendo rapidamente. Oggi viviamo in questo periodo di nuova costruzione.» [6]
Questo atteggiamento non era nuovo, ed anzi è stato un aspetto caratteristico del capitalismo industriale tedesco dalla fine dell’ottocento: con una rigorosa politica tariffaria lo stato ha protetto le industrie tedesche dalla concorrenza, dando loro sicurezza e possibilità di pianificare a lungo termine ma creando una sostanziale situazione di dipendenza e sottomissione [7].
Immagine di Wanderer Werke a Schönau, circa 1913.
La Filia e i prodotti popolari
Ogni prodotto popolare aveva le proprie caratteristiche specifiche; se la logica che lo rendeva rilevante per il partito era diversa, nell’insieme tutti servivano il medesimo progetto.
Particolarmente significativo è anzitutto il parallelo con il prodotto popolare più conosciuto, la Volkswagen.
Il progetto di un’automobile popolare è stato discusso da Hitler con Ferdinand Porsche in un incontro all’Hotel Kaiserhof di Berlino nell’autunno del 1933.
Così come Hitler ha chiesto a Porsche di realizzare un’auto per il popolo che fosse venduta ad un prezzo politico di 1.000 RM, è perfettamente verosimile pensare che in circostanze simili e negli stessi giorni Hitler abbia chiesto ad Olympia di costruire una macchina da scrivere per il popolo che fosse venduta ad un prezzo un prezzo politico di 100 RM.
Entrambi hanno accettato, ed entrambi hanno barato: il costo reale di produzione sarebbe stato molto più alto del costo di vendita imposto politicamente sia per l’automobile popolare che per la macchina da scrivere popolare, ed è o sarebbe stato possibile solo grazie a sostanziali sovvenzioni statali.
Una conferma indiretta per la Filia viene dal fatto che di tutte le macchine da scrivere che Olympia produceva fino all’inizio della guerra, la Filia è stata l’unica di cui non è stata ripresa la produzione né and Erfurt né a Wilhelmshaven; se il prezzo di vendita di 109.50 RM fosse stato vero avrebbe dovuto essere invece la prima considerando la grave crisi di disponibilità di macchine da scrivere che si è verificata dopo la guerra e che è durata fino all’inizio degli anni cinquanta.
Ancora più interessante è il confronto tra la Filia e l’Volksempfänger, la radio popolare, e questo anzitutto perché entrambe erano prodotte dal gruppo AEG, e poi perché mentre nessuna Volkswagen è stata effettivamente venduta alla popolazione prima della guerra, di radio popolari tra il 1933 ed il 1940 ne sono state vendute almeno 2,6 milioni.
L‘AEG-Volksempfänger o modello VE301 è un ricevitore radio molto economico prodotto a partire dal 1933 tecnicamente concepito secondo le specifiche del Ministero del Reich per l’Illuminismo Pubblico e la Propaganda di Joseph Goebbels.
Il Ministro del Reich Dr. Goebbels alla Mostra della Radio, 1938.
Il Volksempfänger è stato utilizzato dai nazionalsocialisti come strumento di propaganda per diffondere la radio nel maggior numero possibile di case, rendendola un mezzo di comunicazione di massa.
A chiarire ogni dubbio sulla natura del prodotto, il nome VE301 deriva dalle iniziali di Volksempfänger (ricevitore del popolo) e dalla data della presa del potere da parte dei nazionalsocialisti, cioè della nomina di Adolf Hitler a cancelliere avvenuta il 30 gennaio 1933.
Il prezzo di vendita era di 76 RM che equivaleva a circa due settimane di stipendio medio; esisteva anche un modello più economico venduto al prezzo di 35 RM e quindi solo un po’ più del salario settimanale medio di 32 RM. Come nel caso della Filia, per renderlo accessibile al budget di tutte le famiglie tedesche poteva essere comperato anche a piccole rate settimanali.
La relazione non casuale tra il Volksempfänger e la macchina da scrivere popolare è evidente nella pubblicità dell‘epoca dove la Filia era definita il “Volksempfänger delle macchine da scrivere”.
Traduzione:
IL “VOLKSEMPFÄNGER” TRA LE MACCHINE DA SCRIVERE
solo 109,50 RM
LA MACCHINA DA SCRIVERE CHE TUTTI POSSONO PERMETTERSI
Chi non vorrebbe avere una macchina da scrivere? Certamente tutti! Ci siamo quindi posti il compito di costruire, mantenendo intatti la solidità e la precisione delle nostre note macchine da scrivere OLYMPIA, una macchina da scrivere compatta che chiunque possa permettersi per uso privato.
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Olympia FILIA
EUROPA SCHREIBMASCHINEN AG – ERFURT
Il mercato tedesco
Abbiamo visto che la Filia nonostante fosse venduta ad un prezzo molto basso non era una macchina economica, che la società che controllava Olympia era organicamente impegnata a sostenere le politiche economiche e sociali del governo e che esisteva una associazione esplicita della Filia con il prodotto simbolo di queste politiche, il Volksempfänge.
Inoltre le caratteristiche uniche della Filia non corrispondevano ad alcuna reale necessità di mercato, come dimostrato dallo scarso successo dell’unico modello confrontabile a livello di prezzo, la Juwel Modello 1. Di questa ne sono state vendute talmente poche che oggi è praticamente introvabile al contrario dei modelli più completi, la Modello 2 che costava 130,00 RM e la Modello 3 che costava 141,50 RM. Questo dimostra che se era posto di fronte all’alternativa, il pubblico preferiva spendere qualche decina di marchi in più e comperare una macchina più utilizzabile.
Inoltre, chi avesse avuto bisogno di comperare una macchina da scrivere e avesse avuto 109,50 RM in tasca, anziché comperare una macchina da scrivere così elementare poteva comperarne una usata e risparmiare anche qualcosa: nel 1936 una Olympia Modello 7 prodotta nel 1931 costava circa 100 RM, un’Olympia Simplex prodotta nel 1934 costava 70 RM mentre una Elite prodotta nello stesso anno costava 90 RM [8].
È quindi necessario spiegare come Olympia sia riuscita a venderne più di 100.000 tra il 1934 ed il 1940. Come nel caso della Volkswagen, il successo della Filia è probabilmente stato favorito dal meccanismo di vendita estremamente aggressivo: se per comperare una macchina da scrivere usata era necessario disporre dell’intera somma, la Filia poteva essere comperata a rate a interessi zero anche considerando il rigido controllo dell’inflazione che ha caratterizzato l’economia tedesca in quegli anni. La Filia poteva infatti essere comperata in rate di 5 RM alla settimana quando il salario medio settimanale, come abbiamo già detto, era di circa 32 RM. Mettendo da parte 5 RM alla settimana ci sarebbero voluti 18 mesi per potere comperare una Elite usata, mentre la Filia poteva essere comperata subito. Come se non bastasse, in aggiunta a queste condizioni già attrattive, Olympia informava i potenziali clienti che «tuttavia, saremo lieti di venire incontro alle tue esigenze. Se preferisci un piano di pagamento diverso, saremo felici di fornirti un piano rateale adatto».
Il risultato è stato che ogni cinque portatili che Olympia ha venduto tra il 1934 ed il 1940 una è stata una Filia.
Un’ipotesi inquietante
Arrivati a questo punto abbiamo sufficienti informazioni per dubitare che la Filia sia stata semplicemente una «macchina da scrivere compatta ad un costo così contenuto che è accessibile a tutti» come diceva all’epoca la pubblicità dell’Olympia.
Abbiamo anche sufficienti informazioni per collegarla alle politiche del governo tedesco di quel periodo coerentemente con quanto avveniva per altri prodotti popolari e considerando quanto AEG fosse impegnata nel loro sostegno.
Rimane da capire quale fosse lo scopo di una macchina da scrivere progettata per essere prodotta in grande serie, tanto robusta da potere essere usata per anni senza alcuna manutenzione, sufficientemente semplice da potere essere riparata anche da non specialisti e che era venduta a metà del suo costo reale.
Tra le varie ipotesi, la più coerente si basa su uno dei temi chiave nel progetto elaborato da Hitler nel periodo precedente la presa del potere e da quel momento perseguito con determinazione e coerenza fino alla fine.
Per comprendere le circostanze che hanno portato alla concezione della Filia dobbiamo fare un passo indietro e richiamare in estrema sintesi alcuni passaggi chiave della storia tedesca precedente.
L’unione di Prussia e Germania nel 1870 dopo la vittoriosa guerra con la Francia è stata l’unione di due entità profondamente diverse dal punto di vista economico, politico e culturale. In estrema sintesi, la Germania era prevalentemente cattolica e industriale, mentre la Prussia era ancora fortemente controllata dall’aristocrazia agricola e protestante. La Germania percepiva l’Inghilterra essere il principale antagonista, mentre per i prussiani il principale pericolo proveniva dai popoli slavi e dalla Russia [9].
In quegli anni si è consolidato un elemento ideologico che sarebbe diventato centrale nei decenni successivi, il Lebensraum, cioè la convinzione che il popolo tedesco fosse circondato da potenze ostili che le negavano il posto che meritava tra le grandi potenze [10], e parallelamente che fosse suo diritto naturale aspirare ad uno spazio vitale che consentisse di realizzare le proprie aspirazioni [11].
Questi concetti si sono rafforzati nel corso della Prima Guerra Mondiale dopo la Grande Avanzata nel 1915 quando la Germania ha sottratto enormi territori all’Impero Russo, e soprattutto dopo il trattato di pace firmato con i bolscevichi a Brest-Litovsk il 3 marzo 1918.
La firma del trattato di Brest-Litovsk e l’immagine di Erich Ludendorf di fianco ad Adolf Hitler dopo l’emissione della condanna per il fallito colpo di stato a Monaco di Baviera, 1 aprile 1924.
Durante l’occupazione tedesca di questi territori si è consolidata la loro percezione come di uno spazio sterminato sottoutilizzato e abitato da popolazioni che non avevano o la volontà o la capacità di sfruttare le sue enormi risorse, e che questa fosse la missione del popolo tedesco. A partire dal 1917 inizia la pianificazione della colonizzazione dei territori occupati a partire dalla Crimea con la formazione delle prime comunità di etnici tedeschi [12].
Dopo la sconfitta, questi concetti sono divenuti rapidamente centrali nel pensiero di Adolf Hitler. Erich Ludendorff, il generale prussiano che aveva di fatto condotto la Germania dal 1916, che aveva architettato il rovesciamento dello zar favorendo la rivoluzione bolscevica del 1917 e che aveva condotto le trattative del successivo trattato di Brest-Litovsk, era al fianco di Hitler il 23 novembre 1923 durante il tentativo fallito di colpo di Stato dei nazionalsocialisti a Monaco [13].
In quei giorni Hitler aveva già fatto sua la teoria del Lebensraum, ed aveva maturato la convinzione che l’espansione ad est era inevitabile, sarebbe avvenuta con la forza ed avrebbe avuto la forma di una conquista coloniale per garantire il completo e incondizionato accesso del popolo tedesco alle risorse di questi territori [14]. In Mein Kampf, il libro che ha scritto in prigione nel 1924 dopo il suo arresto per il fallito colpo di stato, questi concetti erano già chiaramente sviluppati.
Quando Hitler ha preso il potere il 30 gennaio 1933, l’espansione dello spazio vitale tedesco era quindi già uno dei temi centrali della sua rivoluzione [15].
Le intenzioni di Hitler nei confronti del resto del mondo secondo quanto dichiarato in Mein Kampf.
La relazione tra prodotti popolari e Lebensraum non è stata ancora sufficientemente sviluppata, ma offre una coerente chiave di lettura per capire il motivo per cui i nazionalsocialisti hanno investito così tanto per soddisfare delle esigenze che il mercato ancora non aveva. Analizziamo quindi il caso della Volkswagen e del Volksempfänger, e poi vediamo se e in che termini le conclusioni in questi due casi possono essere estese alla Volksschreibmaschine.
Anzitutto, fin dall’inizio i prodotti popolari sono stati intesi come inseriti nella strategia di riarmo della Germania. Quando nel 1933 Ferdinand Porsche ha incontrato Hitler all’Hotel Kaiserhof ha ricevuto istruzioni precise: la Volkswagen doveva potere essere riconvertita a scopi militari [16].
La scala a cui pianificavano la produzione i nazionalsocialisti era per l’epoca inconcepibile: se l’impianto per la produzione della Volkswagen fosse stato realizzato secondo i piani stabiliti alla fine del 1937 avrebbe avuto una capacità di produzione di 1 milione di macchine all’anno [17], il che non ha alcuna logica per un paese che aveva meno di 80 milioni di abitanti. Questa dimensione però si spiega nella pianificazione della straordinaria espansione con la forza dello spazio territoriale controllato dalla Germania e dei piani della successiva colonizzazione. Il 12 maggio 1942 Hitler ha detto che «lo scopo della mia politica orientale è quello che circa 100 milioni di tedeschi organizzino in questo spazio un dominio coloniale» [18].
Sono ancora le parole di Hitler a chiarire il concetto e legarlo a quello dello sviluppo della rete autostradale. Il 18 luglio 1942 ha detto che «appena apriremo i territori orientali con una rete di autostrade, le distanze, che ancora oggi sono un problema, non avranno più alcuna importanza. Cosa contano 1000 chilometri di distanza per raggiungere la Crimea se viaggiamo ad una media di 80 km/h?… per le autostrade de Reich, sulle quali si può viaggiare con la Volkswagen ...» [19].
Quindi la visione era quella di uno spazio enorme che doveva essere non solo occupato ma anche organizzato in modo rigoroso ed in tempi rapidi. Il 12 aprile 1942 Hitler ha detto che «tutti i tedeschi che vivranno in questo spazio dovranno avere contatti personali tra loro… dovranno essere organizzati in un modo sufficientemente rigido, perché la politica di colonizzazione tedesca, pianificata a lungo termine, possa contribuire a creare nello spazio che conquisteremo un territorio tedesco sempre più potente» [20].
Le autostrade e le automobili costituivano i mezzi necessari per spostarsi rapidamente, la radio era indispensabile per comunicare tempestivamente e la macchina da scrivere era lo strumento indispensabile affinché l’enorme apparato burocratico ed organizzativo necessario allo sfruttamento delle risorse funzionasse. Non era concepita per funzionari professionisti nei centri urbani, ma per essere utilizzata dai milioni di coloni isolati in piccole comunità consentendo loro di scrivere i rapporti e i documenti necessari a mantenere la rigida organizzazione descritta dal Führer.
Questo progetto affondava le proprie origini nella percezione che per secoli hanno maturato i tedeschi che vivevano ad est del fiume Elba, era evoluto con la Prima Guerra Mondiale nella volontà di annettere larghissime porzioni del territorio dell’Impero Russo e divenuto nel corso degli anni venti il Lebensraum che Adolf Hitler descrive nel suo libro Mein Kampf come un’ideologia razziale che esigeva l’acquisizione di vasti territori nell’Europa orientale e nell’Unione Sovietica.
La pianificazione delle azioni necessarie per realizzarlo era di fatto già stata avviata a partire dal 1917 ed era continuata nel periodo precedente la presa del potere da parte dei nazionalsocialisti, Il che spiega la rapidità con la quale è stato realizzato ad esempio un prodotto come la macchina da scrivere popolare.
Conclusione
In sintesi quindi, si può affermare ormai con ragionevole certezza che i beni popolari per i nazionalsocialisti non fossero destinati a soddisfare un bisogno del popolo ma una visione, e che in questa visione il popolo fosse allo stesso tempo protagonista e strumento per la sua realizzazione. All’interno di questo contesto generale si può trovare una risposta coerente alle evidenti incongruenze della Filia.
Non si può capire quindi la logica del singolo prodotto se non nella prospettiva del ruolo che aveva nella realizzazione di questo grande progetto.
È un fatto che la Filia sia stata l’unica macchina da scrivere di Olympia che ha vissuto interamente durante il nazismo, essendo stata progettata e messa in produzione dopo la presa del potere di Hitler e tolta di produzione prima della sua caduta.
La tesi che propongo è che Filia sia stata concepita espressamente come la macchina da scrivere che doveva contribuire alla colonizzazione degli sterminati territori alla periferia del Reich dei 1000 anni, e che una volta crollato quel progetto, la sua funzione è cessata ed è stata abbandonata e dimenticata.
NOTE
[1] Morgenbesser Herbert, Deutsche Grossbetriebe – Die Schreib- und Rechenmaschinen Fabrikation – Olympia Werke AG – Wilhelshaven, Ed. Hans-Christoph Reisner Verlag, 1963, p. 13
[2] Lippmann Eberhard, AEG-Olympia-Optima Büromaschinen aus Erfurt 1924-2004, Ed. Sutton Verlag, 2010, p. 7
[3] Lippmann, p. 10-11
[4] König Wolfgang, Volkswagen, Volksempfänger, Volksgemeinschaft – Volksprodukte im Dritten Reich (Macchina del Popolo, Radio del Popolo, comunità nazionale – Prodotti popolari nel Terzo Reich), Ed. Schöningh, 2004
[5] De Jong David, Nazi Billionairs – The Dark History of Germany’s Wealthiest Dynasties, Ed. William Collins, 2022, p. 11
[6] Matschoss Conrad, Vom Werden der Wanderer-Werke, 50 Jahre Wertarbeit 1885 bis 1935 (La storia di Wanderer-Werke: 50 anni di artigianato di qualità, dal 1885 al 1935), Ed. VDI Verlag, 1935, p. 58
[7] Hawes James, The Shortest History of Germany, Ed. The Experiment, 2019, p. 121 (Edizione in rumeno)
[8] Preisliste Nr. 9 für in Zahlung zu nehmende Schreibmaschinen, Reichsverband des Büromaschinen, und Organisationsmittel Handels, Berlino, 1936 (Listino prezzi N. 9 per macchine da scrivere da ritirare in permuta, Associazione del Reich per le macchine da ufficio), 1936
[9] Hawes, p.125-126
[10] Olusoiga David e Erichsen Casper, The Kaiser’s Holocaust, Ed. Faber and Faber, 2010, p. 292-293
[11] Olusoga, p. 169
[12] Olusoga, p.269
[13] Brownell Will and Drace-Brownell Denise, The First Nazi: Erich Ludendorf, The Man Who Made Hitler Possible, Ed. Gerald Duckworth Co, 2016, p. 206-207 (Edizione in rumeno)
[14] Olusoga, p. 296
[15] Olusoga, p.300
[16] De Jong, p. 70
[17] Ludvigsen Karl, The Battle fort he Beetle, Ed. Bentley, 2000, p. 85
[18] Hitler Adolf, Hitler’s Table Talk,1941-1944, Ed. Enigma Book, 2000, vol. 2, p. 185 (Edizione in rumeno)
[19] Hitler, vol. 2, p. 361-363
[20] Hitler, vol.2, p. 119
Immagini: Wikimedia Commons/Bundesarchiv e archivio personale.