Schede Tecniche Sezione Meccanica
Come la Germania degli anni Venti ha tentato di creare un linguaggio comune per un’industria frammentata — e perché quelle norme contano ancora oggi per chi restaura e studia macchine da scrivere
I. Il problema della frammentazione
Agli inizi degli anni Venti, l’industria delle macchine da scrivere era profondamente frammentata. Ogni produttore usava i propri standard dimensionali, la propria terminologia tecnica, la propria disposizione della tastiera.
Questo non era solo un problema tecnico. Era un problema economico: rendeva più costosa la manutenzione, più difficile la formazione dei tecnici, più cara la produzione di pezzi di ricambio. In un mercato in rapida espansione — le macchine da scrivere si stavano diffondendo in uffici di tutta Europa — la mancanza di standard comuni era un freno alla crescita dell’intero settore.
Il Deutsches Institut für Normung — il Comitato tedesco per gli standard, fondato nel 1917 — aveva già prodotto norme per molti settori industriali. A partire dal 1927, comincia a pubblicare una serie di fogli standard specificamente dedicati alle macchine da scrivere. Non si trattava di imporre un design unico: si trattava di definire un insieme minimo di dimensioni, denominazioni e caratteristiche che consentissero l’interoperabilità tra produttori diversi.
II. Le norme principali
Le norme DIN rilevanti per le macchine da scrivere meccaniche sono sei. Ciascuna affronta un aspetto diverso della standardizzazione, dall’interoperabilità dei componenti alla terminologia, dalla tastiera alla classificazione dimensionale.
Norma | Titolo | Oggetto della standardizzazione |
DIN 2101 | Rulli di scrittura | Dimensioni dei rulli porta-carta per macchine a bilanciere: diametro, lunghezza, durezza della gomma. Garantisce la sostituibilità dei rulli tra marchi diversi. |
DIN 2103 | Nastri inchiostrati | Larghezza standard di 13 mm e dimensioni delle bobine. La norma più utile praticamente: grazie ad essa, un nastro acquistato oggi è compatibile con macchine di qualsiasi marca degli anni Cinquanta. |
DIN 2107 | Passo e interlinea | Spaziatura dei caratteri (passo carrello) e interlinea per macchine a braccio oscillante. Definisce i valori standard di 2,54 mm per passo e 4,25 mm per interlinea singola. |
DIN 2108 | Classificazione e terminologia | Due fogli: il primo definisce i tipi di macchina e le tre classi dimensionali; il secondo stabilisce la denominazione uniforme delle parti operative e dei componenti interni. |
DIN 2112 | Tastiera manuale | Disposizione dei tasti, spaziatura e assegnazione dei caratteri per macchine manuali. Base della tastiera QWERTZ tedesca standardizzata. |
DIN 2127 | Tastiera elettromeccanica | Equivalente della DIN 2112 per macchine ad azionamento elettromeccanico: stessa struttura, adattata alle caratteristiche ergonomiche diverse di questi strumenti. |
III. La norma più importante: DIN 2107 e la geometria della scrittura
Tra tutte le norme DIN per macchine da scrivere, la 2107 è quella con le implicazioni più profonde. Non si limita a standardizzare un componente: standardizza la geometria fondamentale della scrittura su macchina.
Il passo carrello — la distanza di cui il carrello avanza dopo ogni battitura — è fissato a 2,54 mm, corrispondente a 1/10 di pollice. Questa misura non è casuale: deriva dalla tradizione anglosassone di misurare la spaziatura tipografica in decimi di pollice, e la sua adozione come standard europeo è un esempio di come le convenzioni industriali americane abbiano modellato l’industria europea.
L’interlinea standard è fissata a 4,25 mm — il doppio della metà passo. La ruota dentata del meccanismo di interlinea ha denti che corrispondono a multipli di questa misura base: 2 denti per interlinea singola (4,25 mm), 3 denti per interlinea 1,5 (6,375 mm), 4 denti per interlinea doppia (8,5 mm). Chiunque abbia mai usato una macchina da scrivere ha usato questa norma senza saperlo.
Impostazione interlinea | Denti ruota | Distanza (mm) | Uso tipico |
Singola | 2 | 4,25 | Corrispondenza, documenti ufficiali |
Una e mezza | 3 | 6,375 | Bozze, testi da correggere |
Doppia | 4 | 8,5 | Manoscritti, testi con note a margine |
Due e mezza | 5 | 10,625 | Uso speciale |
Tripla | 6 | 12,75 | Moduli, tabelle con spazio libero |
IV. La norma più utile: DIN 2103 e la compatibilità dei nastri
Dal punto di vista pratico di chi usa o restaura macchine da scrivere oggi, la norma più utile è la DIN 2103. Fissando a 13 mm la larghezza standard del nastro inchiostrato e definendo le dimensioni delle bobine, ha creato una compatibilità che dura ancora. Un nastro da 13 mm acquistato in qualsiasi negozio di forniture per ufficio o ordinato online è compatibile con la stragrande maggioranza delle macchine da scrivere meccaniche ed elettriche prodotte tra il 1930 e il 1990, indipendentemente dalla marca o dal paese di origine.
Le eccezioni esistono, ma se la macchina è una standard o portatile europea o americana degli anni Quaranta-Ottanta, il nastro da 13 mm funziona.
V. La norma più controversa: DIN 2112 e la tastiera
La standardizzazione della tastiera è stata la più complessa da raggiungere e la più controversa nei suoi effetti. La disposizione dei caratteri sulla tastiera non è una questione puramente tecnica: è una questione linguistica, ergonomica e culturale. Una tastiera ottimizzata per il tedesco non è ottimizzata per il francese o per l’italiano.
La DIN 2112 standardizza la tastiera QWERTZ per il mercato tedesco — una variante della QWERTY anglosassone in cui Y e Z sono scambiate per adattarsi alla diversa frequenza di queste lettere nel tedesco scritto. La norma fissa anche la spaziatura fisica dei tasti, che rimane sostanzialmente invariata in tutte le macchine da scrivere prodotte dopo la sua adozione: è la stessa spaziatura che troviamo oggi sulle tastiere dei computer.
Vale la pena fermarsi su questo punto. La disposizione QWERTY — su cui si basa la DIN 2112 — risale alla Remington degli anni Settanta dell’Ottocento. Non è la disposizione ottimale per la velocità di battitura: studi ergonomici successivi hanno dimostrato che disposizioni alternative come la Dvorak sono più efficienti. Ma una volta che la QWERTY era diventata standard de facto attraverso milioni di macchine da scrivere vendute, cambiare era impossibile: i dattilografi erano formati su quella tastiera, i manuali erano scritti per quella tastiera, le scuole insegnavano quella tastiera. La norma ha cristallizzato una scelta subottimale che ancora oggi usiamo su ogni computer e smartphone del mondo.
È uno degli esempi più chiari di come le scelte tecniche abbiano conseguenze culturali durature — e di come la standardizzazione, una volta raggiunta, crei una inerzia che nessuna considerazione di efficienza riesce a scalfire.
Nella figura la prima configurazione approvata per la tastiera tedesca standard per macchine tedesche, caratterizzata rispetto a quella anglosassone per lo scambio della ‘y’ con la ‘z’. I tasti senza simbolo sono quelli che potevano essere utilizzati in modo arbitrario dai singoli produttori. La posizione finale della lettera ß, chiamata Eszett in tedesco pronunciata come una doppia “s” italiana, sarebbe stata fissata solo a partire dal 1934.
VI. I limiti della standardizzazione
Le norme DIN hanno avuto un’adozione parziale e disomogenea. I produttori tedeschi le hanno seguite in modo più sistematico. I produttori americani — Underwood, Royal, Remington, Smith Corona — avevano già i propri standard consolidati e adottarono le norme DIN solo per i mercati europei, spesso con adattamenti. I produttori italiani, svizzeri e francesi si posizionarono a metà strada: adottarono le norme per i componenti più critici (nastri, rulli) ma mantennero autonomia su altri aspetti.
Questo spiega perché, anche per macchine dello stesso periodo, la compatibilità dei pezzi di ricambio non è garantita al di là dei componenti esplicitamente standardizzati. Un rullo porta-carta di una Olivetti Lettera 22 non è intercambiabile con un rullo di una Hermes 3000, anche se entrambe rispettano la DIN 2101: i meccanismi di fissaggio al carrello sono diversi. La norma standardizzava le dimensioni funzionali del rullo, non l’interfaccia con la macchina.