I Progetti di TypingArt
TIPPA: LA MIGLIORE ULTRA PORTATILE DI SEMPRE?
La Tippa é stata prodotta dal 1948 al 1979. La sua storia ha attraversato diverse fasi non solo dal punto di vista tecnico, meccanico ed estetico, ma anche dal punto di vista industriale.
Si è confrontata in Europa con concorrenti temibili come i diversi modelli Olympia, Olivetti e Hermes ed é certamente uno dei modelli che meglio rappresenta l’evoluzione del mercato.
Fin qui tutto bene.
Di fatto, la macchina da scrivere che ho sempre con me in viaggio è una Adler Tippa del 1962. Non una Olympia, una Olivetti o una Hermes o qualche altra macchina da scrivere della stessa categoria very portable.
È solo una questione di abitudine oppure la Tippa ha qualcosa di speciale? E se ha qualcosa di speciale, è qualcosa di speciale solo per me oppure è qualcosa che la rende per qualche motivo migliore delle altre?
Tra l’enorme quantità di preziosissime informazioni che Robert Messenger ha condiviso ci sono una serie di articoli con test comparativi tra macchine da scrivere nei quali la rivista Which? cercava in modo obiettivo e quantitativo di stabilire quale fosse la migliore.
Fast forward, nell’intervista che Raffaele Gaito ha recentemente fatto a Gian Segato – che attualmente lavora nel gruppo di ricerca di Anthropic dedicato alla comprensione di cosa possono fare i modelli di AI – tra le cose molte interessanti di cui hanno discusso c’è una frase che Segato ha detto: «No benchmark can really measure vibes».
Vibrazioni? Sensazioni positive difficili da inquadrare in un benchmark?
Segato dice:
«I benchmark sono di due tipi. Ci sono i benchmark pubblici e i benchmark privati. I benchmark pubblici sono benchmark che sostanzialmente si propongono di dare un numero concreto a quanto forte è il modello.
Io quando comincio a provare un checkpoint prima che venga rilasciato la prima cosa che faccio è metterla dentro clock code e provare a lavorare. E quel tipo di vibe è più una sensazione che ti dà ehm magari ti capisce, giusto? Esattamente come un colloquio, cioè hai una sensazione positiva nel lavorare con un determinato modello che è difficile da inquadrare in un benchmark, benchmark pubblico. Aziende più sofisticate poi cominciano a investire in benchmark privati e quindi ti crei il tuo benchmark, che è qualcosa che io suggerisco a tutte le aziende di fare.»
Il che è interessante non solo perché afferma la relatività dei benchmark, ma soprattutto perché afferma che solo i benchmark pubblici sono relativi, mentre quelli privati no.
Questo progetto quindi è dedicato alla qualità percepita che determina la scelta, alla vibrazione che un oggetto trasmette e in che misura questa sia obiettiva, misurabile e spiegabile.
Cercheremo la risposta nella meccanica, nel design, nella storia, nelle differenze osservabili e misurabili e nelle sfumature percepibili, ed alla fine (forse) cattureremo le vibrazioni che determinano la scelta.